L’amore che ci rende fratelli
Come essere operatori di pace
Nel messaggio del Santo Padre1 per la giornata della pace, diretto agli «uomini tutti viventi nell’anno 1972», c’è un brano, verso la fine, rivolto «ai fratelli e figli della nostra Chiesa cattolica». Con esso il Papa ci invita a «portare agli uomini di oggi un messaggio di speranza, attraverso una fraternità vissuta ed uno sforzo onesto e perseverante per una più grande, reale giustizia».
Natale: la rivoluzione che continua
Un Natale forte, coraggioso, non tiepido, in una “famiglia” grande come l’umanità
Tutti uno! E' una meta. E' un comando: un comando di Colui al quale ogni uomo dovrebbe gioiosamente sottomettersi. Dio ci è Padre. Se si aprissero i cieli ed egli parlasse, guardandoci ad uno ad uno ci direbbe: "Tutti uno! Siete fratelli, quindi unitevi!".Un giorno il cielo si aperse, perché il Verbo si fece uomo, crebbe, insegnò, fece miracoli, raccolse discepoli, fondò la Chiesa e prima di morire in croce disse al Padre: "che siano una cosa sola".
Accendi una cellula viva
Se ti guardi attorno, per certe città dove passi, rimani sgomento e ti pare che la realizzazione di una società cristiana sia lontana. Il mondo con le sue vanità sembra dominare…
E diresti utopia il testamento di Gesù se non pensassi a Lui, che pure ha visto un mondo simile a questo e, al colmo della sua vita, è parso travolto da esso, vinto dal male.
Anche Lui guardava a tutta quella folla che amava come se stesso, Lui, Dio, che l’aveva creata; ed avrebbe voluto gettare i ponti che dovevano riunirla come figli al Padre, ed unire fratello a fratello.
L’arte di amare e il mondo unito
Messaggio di Chiara Lubich letto da Natalia Dallapiccola all’incontro all’Universita Avinashilingan con giovani ed autorità civili e religiose.
Intervista rilasciata a ZENIT in occasione della settimana santa
Ci avviciniamo alla Pasqua. Mentre nel mondo si respira un clima di paura per l’incombere del terrorismo, dal mistero del venerdì santo e della Pasqua di resurrezione, quale risposta?
Chiara Lubich: E’ venerdì santo ogni giorno. Guardando il telegiornale, davanti al susseguirsi di uccisioni e attentati, in quelle immagini di violenza disumane, nel grido di quelle sofferenze, risuona il grido di abbandono che Gesù ha lanciato al Padre sulla croce: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?, la sua prova più alta, la tenebra più oscura. Ma è un grido che non è rimasto senza risposta.
Gesù non è rimasto nel baratro di quell’infinita sofferenza, ma, con uno sforzo immane e inimmaginabile si è riabbandonato al Padre, superando quell’immenso dolore ed ha riportato così gli uomini in seno al Padre e nel reciproco abbraccio.
L’attimo fuggente
La lettera, non datata, risale senz’altro all’inizio dell’avventura di Chiara per la sottolineatura dell’amore concreto al fratello: infatti, la prima risposta a Dio scoperto come Amore era stata quella di soccorrere i poveri di Trento.Anche se Chiara non parla ancora di unità, l’accento è messo sull’aiuto reciproco e l’orizzonte si allarga fino alla fratellanza universale.
Sorelle mie!San Francesco, il Santo del fuoco e dei fatti, dall’alto dei Cieli, dove vive beato e trepidante per compiere fino alla fine dei secoli l’Opera che Dio gli ha affidato, guarda a noi, giovinezze brucianti di vita fremente colla speranza di un Santo.Ascoltate un cuore fratello!Rompete ogni diga, ogni ombra, ogni difficoltà, ogni angusto pensiero e mirate il Cielo che ci attende ed il premio che godremo per un tempo senza confini.Troppo poco ricordiamo il Paradiso!
