Quando si è conosciuto il dolore
In questo scritto, pubblicato nella rivista Città Nuova del maggio 1958, e poi su Meditazioni, Chiara ci dona la forte esperienza di dolore-amore che viveva in quegli anni.
Quando si è conosciuto il dolore in tutte le sfumature più atroci, nelle angosce più varie, e si son tese le mani a Dio in mute strazianti implorazioni, in sommesse grida di aiuto; quando si è bevuto il fondo del calice e si è offerta a Dio, per giorni e per anni, la propria croce, confusa con la sua, che la valorizza divinamente, allora Dio ha pietà di noi e ci accoglie nella sua unione.
L’amore che ci rende fratelli
Come essere operatori di pace
Nel messaggio del Santo Padre1 per la giornata della pace, diretto agli «uomini tutti viventi nell’anno 1972», c’è un brano, verso la fine, rivolto «ai fratelli e figli della nostra Chiesa cattolica». Con esso il Papa ci invita a «portare agli uomini di oggi un messaggio di speranza, attraverso una fraternità vissuta ed uno sforzo onesto e perseverante per una più grande, reale giustizia».
Natale: la rivoluzione che continua
Un Natale forte, coraggioso, non tiepido, in una “famiglia” grande come l’umanità
Tutti uno! E' una meta. E' un comando: un comando di Colui al quale ogni uomo dovrebbe gioiosamente sottomettersi. Dio ci è Padre. Se si aprissero i cieli ed egli parlasse, guardandoci ad uno ad uno ci direbbe: "Tutti uno! Siete fratelli, quindi unitevi!".Un giorno il cielo si aperse, perché il Verbo si fece uomo, crebbe, insegnò, fece miracoli, raccolse discepoli, fondò la Chiesa e prima di morire in croce disse al Padre: "che siano una cosa sola".
Lo Spirito soffia
Culto, Liturgia, e Comunità unita, nella ricorrenza del Concilio Vaticano II.Questo testo è tratto in parte da un diario di Chiara Lubich del 4 maggio 1968.
«Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono» [Mt 5,23-24].Il culto divino e l’amore dei fratelli che compone e ricompone l’unità fra essi non possono essere assolutamente disgiunti.Se una comunità non si «realizza» in Cristo, nella piena comunione, è evangelicamente inadatta a presentare a Dio un degno culto.
Sono venuto a portare il fuoco sulla terra...
Commento alla Parola di Vita:
Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso! (Gv 15,3)
Nell'Antico Testamento il fuoco simbolizza la Parola di Dio pronunciata dal profeta. Ma anche il giudizio divino che purifica il suo popolo, passando in mezzo ad esso.
Così è la Parola di Gesù: essa costruisce, ma contemporaneamente distrugge ciò che non ha consistenza, ciò che deve cadere, ciò che è vanità e lascia in piedi solo la verità.
Amerai il prossimo tuo come te stesso
Commento alla Parola di Vita:
Amerai il prossimo tuo come te stesso.(Mt 22,39).
Questa Parola la si trova già nell'Antico Testamento.Per rispondere ad una domanda insidiosa, Gesù si inserisce nella grande tradizione profetica e rabbinica che era alla ricerca del principio unificatore della Torah, e cioè dell'insegnamento di Dio contenuto nella Bibbia. Rabbi Hillel, un suo contemporaneo, aveva detto: "Non fare al prossimo tuo ciò che è odioso a te, questa è tutta la legge. Il resto è solo spiegazione".
Per i maestri dell'ebraismo l'amore del prossimo deriva dall'amore a Dio che ha creato l'uomo a sua immagine e somiglianza, per cui non si può amare Dio senza amare la sua creatura: questo è il vero motivo dell'amore del prossimo, ed è "un grande e generale principio nella legge".
Gesù ribadisce questo principio e aggiunge che il comando di amare il prossimo è simile al primo e più grande comandamento, quello cioè di amare Dio con tutto il cuore, la mente e l'anima.
Affermando una relazione di somiglianza fra i due comandamenti Gesù li salda definitivamente e così farà tutta la tradizione cristiana; come dirà lapidariamente l'apostolo Giovanni: "Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede".