Diario

27 marzo 1981

Il dolore di Gesù, profondamente umano, è proposto in questo stralcio del diario di Chiara Lubich del 1981 come preparazione al periodo della Quaresima.

Tengo con me un portafotografie con Gesù abbandonato.
L'altro ieri guardando quel volto fui colpita dal dolore di Gesù abbandonato e dalla sua umanità sofferente. Era il giorno dell'incarnazione e proprio in quel giorno ho sentito Gesù profondamente umano, fino a commuovermi: quegli occhi rivolti al Cielo in cerca del Padre, quel sangue... erano così verosimili! Ed ho compreso in maniera nuova come realmente ci ha, mi ha amata. Mi sembrava impossibile che fosse Dio, così sofferente com'era e perfettamente uomo, ed ho capito la kenosi, il doppio annientamento, se così si può dire, dell'incarnazione e dell'abbandono.

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"Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna" (Gv 4, 13-14).

Parola di vita di marzo 2002

Leggiamo qui il commento di Chiara Lubich alla Parola di Vita del marzo 2002, che offre un’ulteriore riflessione per approfondire e vivere il brano del Vangelo di Giovanni proposto per questo mese.

In questa perla del Vangelo che è il discorso alla Samaritana, nei pressi del pozzo di Giacobbe, Gesù parla dell'acqua come dell'elemento più semplice, ma che si evidenzia più desiderato, più vitale per chi ha consuetudine col deserto. Non gli occorrevano molte spiegazioni per far intendere cosa significasse l'acqua.

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Essere Maria

Carissimi gen,
e torna, come una dolcissima poesia, la ricorrenza di Natale.
In questi giorni, come da secoli ormai, si intrecciano gli auguri, e la pace, che gli angeli hanno annunziato allora, si vede rifiorire, magari per pochi istanti, anche sul volto di uomini che non la conobbero mai.
Anch’io voglio augurarvi qualcosa che vi sia veramente gradito e soprattutto desiderato da Colui che guida i nostri passi e sa il nostro bene.
Questo il mio augurio: che la nostra vita sia un continuo Natale, solennizzato nel segreto dei cuori e nell’intima fraternità che ha da estendersi in senso sempre più vasto fino a prendere, quando Dio avrà stabilito, i confini della terra: finché «tutti siano uno».

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“Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi “ (GV.20,21)

Parola di vita di maggio 2005

Leggiamo qui un commento di Chiara Lubich alle  forti, impegnative, queste parole di Gesù che ritorna al Padre, e che ci chiede di essere “come” Lui portatori del suo messaggio nel mondo.     

È la sera di Pasqua. Gesù risorto è già apparso a Maria di Magdala; Pietro e Giovanni hanno visto la tomba vuota. Eppure i discepoli continuano a rimanere chiusi in casa, pieni di paura, fino a quando il Risorto viene in mezzo a loro, a porte chiuse, perché nessuna barriera può più separarlo dai suoi amici. 
Gesù se n’era andato ma, come aveva promesso, ora ritorna per restare per sempre: "Si fermò in mezzo a loro"; non un'apparizione momentanea, ma una presenza permanente! D’ora in poi i discepoli non saranno più soli ed il timore cede il posto ad una gioia profonda: "Gioirono al vedere il Signore". 
Il Risorto spalanca i loro cuori e le porte di casa sul mondo intero, dicendo:  

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Ricordando Fatima

Roma, 1958

Era il settembre 1955 quando un’occasione veramente eccezionale ci procurò la fortuna di incontrare Suor Lucia di Fatima, la bimba, ormai grande, che vide la Madonna.
Partimmo in aereo sorvolando l’Italia, la Francia, la Spagna, di cui ammirammo nella notte, come un gioiello appuntato in un abito nero, la vezzosa Madrid, dai variopinti colori.
Finalmente a notte inoltrata si atterrò a Lisbona.

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Il Risorto

14 novembre 2002

L’evento della resurrezione di Gesù è ripercorso da Chiara Lubich in questa conversazione telefonica alle comunità dei focolari nel mondo, da Castelgandolfo il 14 novembre 2002, con lo stupore e la gioia di chi vi si accosta con cuore e occhi nuovi. Ne scaturisce una forte esperienza di fede nella vita oltre la morte e nell’Amore di Dio per ogni persona.

Carissimi e carissime,
eccoci al nuovo Collegamento del mese di novembre. Il pensiero attuale verte su un preciso particolare della vita cristiana. Ma, poiché fanno parte del nostro Movimento fedeli di altre religioni del mondo o persone di culture diverse, desidero premettere un suggerimento e un consiglio proprio per loro. 
Come sapete, noi siamo tutti un'unica Opera, dove deve trionfare tra noi la "regola d'oro" presente nelle nostre Scritture ("Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te" oppure "Non fare agli altri ciò che  non vorresti fosse fatto a te"), regola che richiede di amarci, e, perciò, di conoscerci sempre meglio. Per questo approfittate tutti di quanto dirò adesso. Si tratta di quella necessaria inculturazione senza la quale non è possibile costruire brani di fratellanza universale, come, in altre occasioni, i cristiani, fra noi, faranno con voi.

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L’unità agli albori del Movimento dei Focolari

28 marzo 1982

In questa conversazione, tenuta ad Amsterdam il 28 marzo del 1982, Chiara Lubich  approfondisce un punto cardine della sua spiritualità: l’unità, effetto visibile e testimonianza viva dell’amore reciproco, inscindibilmente legata alla presenza del Risorto nella comunità. 

«Cos’è l’unità? Ah, questa è una cosa meravigliosa! Perché l’unità, quella che Gesù pensa quando dice “amatevi …” in modo da morire, anche pronti a morire l’uno per l’altro, quell’unità che Gesù dice ‘dove due o più sono uniti lì sono io, non è un miscuglio di persone, non è un gruppo di persone, lì c’è Gesù, e questo è il punto.  L’unità veramente manifesta, porta Gesù. E io mi ricordo, ho trovato delle piccole lettere di tempi antichi quando incominciavamo a vivere così e sperimentare in certo modo la presenza di Cristo in mezzo a noi.  

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Da un intervista al Messaggero di S. Antonio

Rocca di Papa, 1 febbraio 1995

Che significato possono avere gli eventi luminosi e allo stesso tempo misteriosi della Pasqua per gli uomini e le donne del nostro tempo? Attraverso alcune risposte a domande particolarmente attuali sul mistero dell’abbandono, della morte, e della resurrezione di Gesù, Chiara Lubich offre una chiave per far sì che la realtà della Pasqua possa essere l’esperienza di ogni giorno.

1) "Tanti uomini e donne del nostro tempo non credono in Dio perché si sentono 'abbandonati' da Lui. Un'esperienza che lo stesso Gesù visse, per qualche istante di indicibile dolore, sulla croce del Golgota. La meditazione di Gesù crocifisso e abbandonato è al centro della sua spiritualità. Come testimoniare ancora oggi che quel Dio che non ha abbandonato il Figlio sulla croce, è anche il Dio che non abbandona mai i suoi figli?"

La sensazione d'abbandono da parte di Dio che avvertono - come lei afferma - uomini e donne del nostro tempo, per cui è difficile per loro credere in Lui, dice chiaramente quanto sia utile e necessaria la "nuova evangelizzazione" a cui si vuole impegnare la Chiesa in questo periodo della sua storia.E' con l'annuncio della novità portata dalla Buona Novella che l'uomo si convince che Dio è Amore, che vi è un Padre per tutti ed ama ognuno di amore immenso. E' con questa fede che l'uomo si può sollevare dal suo stato di abbandono e di orfanezza.
Non solo: ma è nel sentirsi amato che trova la forza a sua volta di amare i propri fratelli e passare così dalla morte alla vita: "Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli" (1 Gv 3,14).

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Il cuore arde se Gesù è tra noi

Un tratto di strada alla presenza del Risorto. È l’esperienza dei discepoli di Emmaus, quella stessa che Chiara Lubich rievoca in questo brano pubblicato negli anni ’60, poco dopo un suo viaggio compiuto in Terra Santa. La presenza viva e operante di Gesù in mezzo ai suoi discepoli un tempo, si ripete sempre in mezzo a coloro che sono uniti nel suo nome, una scoperta che questo testo invita a fare anche oggi, specie in questi giorni di cammino verso la Pasqua.

(...) Qualche anno fa ci siamo portati in Terra Santa e per noi in realtà è stata una esperienza unica. Abbiamo avuto la grazia di provare delle emozioni particolari in vari luoghi. Uno di questi, appunto, Emmaus. Siamo andati lì in un pomeriggio assolato; c’era un tramonto dorato; e avvicinandoci a quel luogo santo, quando ci hanno fatto scendere dalla macchina per camminare sulla stessa strada che forse Gesù aveva percorso, ci siamo ricordati di quello che tanti anni prima lì era avvenuto.  

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Gesù abbandonato Risorto, presente in tutti i dolori

18 dicembre 1980

Una scoperta sempre nuova che Chiara Lubich ha fatta lungo l’intero arco della sua vita: Gesù nel suo abbandono ha conosciuto e vissuto il dolore umano in tutte le sue espressioni, nessuna esclusa. Incontrando Lui si sperimenta anche la Vita e la risurrezione. Eli Folonari legge questo brano scritto da Chiara nel suo diario durante una conversazione collettiva telefonica da Zurigo, il 18 dicembre 1980.

«Sto riscoprendo che Gesù abbandonato è veramente presente in tutti i dolori.
Ho offerto a Gesù i miei limiti per la poca salute ed ho capito subito che il mio Sposo, Gesù abbandonato è il Limite: è come se più in là non avesse potuto andare.

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Mortificazione, moneta fuori corso?

13 gennaio 1972

In questo brano del suo diario inedito del 13 gennaio 1972, Chiara Lubich mette a fuoco una parola , “mortificazione”, che sembra aver perso oggi  il suo senso originario. E’ un invito a vivere la Quaresima, non nella mediocrità del “mezzo morto” che non piace a nessuno, ma nel dono pieno e totale di sé. 

Parlar oggi di "mortificazione" è non sentire ciò che vibra nell'aria, ciò che pensano molti, soprattutto i giovani.
E hanno ragione perché questa parola è stata svuotata del suo primo significato e quindi come tale va scartata.
Se la si guarda dal lato etimologico, essa può voler dire: far morti.

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