«Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza» (2Cor 12,9).

Parola di vita Luglio 1982

Paolo, dovendo scusarsi contro accuse che gli si muovevano, nella Seconda lettera ai Corinzi enumera i suoi titoli per dar maggior credito alla sua missione di apostolo. Dopo le fatiche e le sofferenze del Vangelo, parla di visioni, che l'hanno messo a parte dei misteri di Dio. Afferma però che affinché non insuperbisse per la grandezza delle rivelazioni gli è stata messa «una spina nella carne», accennando così ad un tormento fisico, forse derivato da febbri malariche. Tre volte ha pregato Gesù che glielo togliesse, ma egli gli ha risposto:

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“Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà. Mitezza, dominio di sé: contro queste cose non c’è legge” (Gal. 5,22-23).

Parola di vita di gennaio 1993

Il commento di Chiara Lubich a questo brano della Lettera di Paolo ai Galati, proposto nel gennaio del 1993, è quanto mai attuale e invita a una relazione profonda e fruttuosa con lo Spirito Santo.

La Parola di vita di questo mese è presa da una lettera che san Paolo aveva indirizzato ai Galati in un momento particolarmente critico della loro esperienza cristiana.
Suggestionati da falsi maestri, stavano deviando dal Vangelo e l'Apostolo era corso ai ripari mettendoli di fronte al grave errore in cui rischiavano di cadere: quello cioè di perdere il frutto incommensurabile della redenzione, il dono dello Spirito Santo, che Gesù ci ha ottenuto morendo sulla croce.
Nella sezione da cui è presa questa Parola, san Paolo descrive appunto la distanza abissale che passa tra una vita schiava dell'egoismo ed una vita totalmente animata e guidata da quell'amore che è proprio di Gesù e che Egli ci ha comunicato mediante il suo Spirito.

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Vieni, Signore Gesù

Rocca di Papa, 23 marzo 1989

“Vieni Signore Gesù” è la preghiera che Chiara Lubich ha proposto, in una conversazione telefonica del 1989, alla comunità dei Focolari nel Mondo, in preparazione della Pasqua. In questi giorni della Settimana Santa ci può accompagnare nell’accogliere il Risorto in ogni momento e far così di ogni giorno un’esperienza di Pasqua.

Carissimi,

Oggi è giovedì santo, un giorno specialissimo per noi. Esso ci ricorda diverse realtà divine che stanno al cuore della nostra spiritualità, sicché ogni anno, alla sua ricorrenza, avvertiamo tutto il fascino di questo giorno e non è raro che qualcosa di paradiso investa la nostra anima. Come infatti non sentire il nostro cuore dilatarsi se il giovedì santo sottolinea in tale modo il comandamento nuovo di Gesù, l'unità, suo testamento, l'Eucaristia, suo straordinario dono, e il sacerdozio che la rende possibile?

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Diario

27 marzo 1981

Il dolore di Gesù, profondamente umano, è proposto in questo stralcio del diario di Chiara Lubich del 1981 come preparazione al periodo della Quaresima.

Tengo con me un portafotografie con Gesù abbandonato.
L'altro ieri guardando quel volto fui colpita dal dolore di Gesù abbandonato e dalla sua umanità sofferente. Era il giorno dell'incarnazione e proprio in quel giorno ho sentito Gesù profondamente umano, fino a commuovermi: quegli occhi rivolti al Cielo in cerca del Padre, quel sangue... erano così verosimili! Ed ho compreso in maniera nuova come realmente ci ha, mi ha amata. Mi sembrava impossibile che fosse Dio, così sofferente com'era e perfettamente uomo, ed ho capito la kenosi, il doppio annientamento, se così si può dire, dell'incarnazione e dell'abbandono.

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"Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna" (Gv 4, 13-14).

Parola di vita di marzo 2002

Leggiamo qui il commento di Chiara Lubich alla Parola di Vita del marzo 2002, che offre un’ulteriore riflessione per approfondire e vivere il brano del Vangelo di Giovanni proposto per questo mese.

In questa perla del Vangelo che è il discorso alla Samaritana, nei pressi del pozzo di Giacobbe, Gesù parla dell'acqua come dell'elemento più semplice, ma che si evidenzia più desiderato, più vitale per chi ha consuetudine col deserto. Non gli occorrevano molte spiegazioni per far intendere cosa significasse l'acqua.

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Essere Maria

Carissimi gen,
e torna, come una dolcissima poesia, la ricorrenza di Natale.
In questi giorni, come da secoli ormai, si intrecciano gli auguri, e la pace, che gli angeli hanno annunziato allora, si vede rifiorire, magari per pochi istanti, anche sul volto di uomini che non la conobbero mai.
Anch’io voglio augurarvi qualcosa che vi sia veramente gradito e soprattutto desiderato da Colui che guida i nostri passi e sa il nostro bene.
Questo il mio augurio: che la nostra vita sia un continuo Natale, solennizzato nel segreto dei cuori e nell’intima fraternità che ha da estendersi in senso sempre più vasto fino a prendere, quando Dio avrà stabilito, i confini della terra: finché «tutti siano uno».

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La risposta al terrorismo

Vienna, 3 novembre 2001
(Intervista di Walter Achleitner del giornale Kirchenzeitung Kooperation)

Chiara Lubich risponde al giornalista sugli eventi in Usa dell’11 settembre 2001, da cui emerge una risposta  dell’impegno sociale e politico del Movimento dei Focolari, oggi della massima attualità. 

1) Gentilissima Signora Lubich, che cosa significa oggi, dopo gli eventi dell'11 settembre negli USA, la frase "sperimentare la tenerezza e le fedeltà di Dio ed essere annunciatori credibili del Vangelo", frase che il Papa ha usato per parlare del suo lavoro?
Non so cosa volesse dire il Papa con queste parole in questo momento. So che la tenerezza e la fedeltà di Dio si sperimenta proprio se si è annunciatori credibili del Vangelo. E oggi, dopo l'11 settembre, la cosa più urgente sarebbe proprio quest'annuncio credibile che è tale non solo quando si proclama, ma quando si vive il Vangelo. Esso, in estrema sintesi, domanda l'amore reciproco fra tutti gli uomini per attuare la fraternità universale, progetto di Dio sul mondo, anche su quello di oggi. Gesù diceva, e lo ripete oggi: "Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri" (Gv 13,35).

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Chiara Lubich agli sportivi

Vienna -  10-12 Settembre 2004

In occasione della Summer Scool 2017 di Sportmeet che si terrà a Barcellona (Spagna) dal 13 al 16 luglio,  sul tema “Sport e inclusione sociale”, proponiamo il Messaggio di Chiara Lubich al Convegno di Sportmeet a Vienna del 10-12 settembre 2004. Sportmeet è sorto nel 2002 come espressione del dialogo del Movimento dei Focolari con il mondo dello sport.    

Carissimi sportivi, operatori e professionisti dello sport,
siete riuniti a Vienna per il secondo convegno internazionale di Sportmeet, intitolato "Educarsi ed educare attraverso lo sport”. Sportmeet è una realtà ancora molto giovane, ma chiaramente orientata a seguire quell’ideale dell'unità che l'ha ispirata.
Lo sport è una presenza forte nella società di oggi ed appassiona un numero sempre crescente di persone: non si può nascondere che essa porti con sé anche diverse contraddizioni, come le tentazioni della ricerca del successo ad ogni costo, o come l'esasperata spettacola­rizzazione, in cerca di denaro. Eppure esso può essere importante per l'educazione, soprattutto delle generazioni più giovani. Lo sport può rivelare la dimensione essenziale dell'uomo sia come essere finito, di fronte a difficoltà e sconfitte, sia come essere chiamato all'infinito, capace di superare i propri limiti.

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“Venite a me voi tutti che siete affaticati… il mio giogo è dolce e il mio carico leggero” (Mt 11,28-30)

Parola di vita di luglio 1987

Questa Parola di vita è una delle perle del Vangelo di san Matteo. Gli affaticati, a cui si rivolge Gesù, sono i piccoli, le persone senza istruzione, senza potere e senza influenza; sono i poveri, i malati, gli oppressi dall'ingiustizia umana, gli avviliti dall'esperienza del peccato; sono tutti coloro che si sentono schiacciati dal peso della sofferenza. Egli è venuto a cercarli per dar loro sollievo.
Gesù però qui non si limita a presentarsi come il liberatore, ma indica anche la condizione che ci consente di sentirci liberi: accettare il suo giogo, il giogo della “sua “ legge, cioè mettersi alla sua scuola.

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“Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi “ (GV.20,21)

Parola di vita di maggio 2005

Leggiamo qui un commento di Chiara Lubich alle  forti, impegnative, queste parole di Gesù che ritorna al Padre, e che ci chiede di essere “come” Lui portatori del suo messaggio nel mondo.     

È la sera di Pasqua. Gesù risorto è già apparso a Maria di Magdala; Pietro e Giovanni hanno visto la tomba vuota. Eppure i discepoli continuano a rimanere chiusi in casa, pieni di paura, fino a quando il Risorto viene in mezzo a loro, a porte chiuse, perché nessuna barriera può più separarlo dai suoi amici. 
Gesù se n’era andato ma, come aveva promesso, ora ritorna per restare per sempre: "Si fermò in mezzo a loro"; non un'apparizione momentanea, ma una presenza permanente! D’ora in poi i discepoli non saranno più soli ed il timore cede il posto ad una gioia profonda: "Gioirono al vedere il Signore". 
Il Risorto spalanca i loro cuori e le porte di casa sul mondo intero, dicendo:  

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Ricordando Fatima

Roma, 1958

Era il settembre 1955 quando un’occasione veramente eccezionale ci procurò la fortuna di incontrare Suor Lucia di Fatima, la bimba, ormai grande, che vide la Madonna.
Partimmo in aereo sorvolando l’Italia, la Francia, la Spagna, di cui ammirammo nella notte, come un gioiello appuntato in un abito nero, la vezzosa Madrid, dai variopinti colori.
Finalmente a notte inoltrata si atterrò a Lisbona.

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