Avevamo scoperto il Libro della Vita

Uno sguardo sulla vita che caratterizzava la nascente comunità trentina dei Focolari ci mostra la sempre attuale radicalità della Carità evangelica. Il brano è tratto dalla storia del Movimento dei Focolari scritta alla fine del ’49, dal titolo Un po’ di storia del “Movimento dell’Unità”,  recentemente ripubblicato nel libro di Lucia Abignente, “Qui c’è il dito di Dio”. Carlo de Ferrari e Chiara Lubich: il discernimento di un carisma, Città Nuova, Roma 2017.

(…)

Avevamo scoperto il Libro della Vita le cui Parole andavano mondandoci e ci avviava ad un rapporto coi prossimi nostri diverso da quello tenuto fino allora.
I sentimenti di Gesù si sostituivano ai nostri, il suo modo di pensare al nostro, il suo modo di amare al nostro.
L’amore era esteso a tutti: non esisteva più limite a questo amore.
Si amava non per simpatia o per interesse, ma perché Lui lo aveva comandato.
E si godeva di trovar un avversario nella vita per metter in pratica la Parola d’amore di Gesù.

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Per riunirci tutti al Padre

Trento 1950 

Nello scritto  “Trattatello innocuo” (1950) di cui proponiamo un estratto, Chiara Lubich  offre una meravigliosa sintesi dell’esperienza vissuta agli albori del Movimento, circa la Luce, la Pace, il Gaudio e la  Vita abbondante che scaturiscono dall’abbraccio dell’Abbandonato.

Cristo crocifisso conoscevamo e null’altro. 
Esser con Lui crocifissi dalla divina volontà e specie con Lui crocifissi nei fratelli era la più bella espressione di amore al Padre: «Perché il mondo veda…» [cf. Gv 20, 21].
Puntammo lo sguardo su di Lui e ci accorgemmo che i grandi santi s’erano nutriti di Dio amando la croce. Anche noi volevamo far così. Avevamo una sola vita e breve pur quella: era bene dirigerla alla parte migliore.

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Quella Parola

Rocca di Papa, 20 settembre 1979

Chiara Lubich ha sempre visto la seconda generazione del Movimento dei Focolari come la manifestazione viva del suo stesso ideale: “La vostra generazione è chiamata, dalle esigenze dei tempi, all’autenticità, all’ideale più genuino”, diceva ai gen.
In questo editoriale della piccola rivista Gen del 1979, Chiara non si si tira indietro e, presentando loro l’amore per la croce di Gesù, li sfida alle conseguenze!

Carissimi gen,
forse volete sapere una parola che sia quella; una parola che dica tutto, che riassuma la verità, che vi porga una ricetta per una vita vera.
È ciò che sto meditando anch’io questi giorni.
Bene, gen, mi sono convinta che non vi è strada più sicura, per arrivare alla vita perfetta, di quella del dolore abbracciato per amore.
E così l’hanno pensata tutti i Santi, di tutti i secoli.
Il fatto è che ognuno ha voluto seguire Gesù e Lui ha parlato chiaro: «Chi vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mc 8, 34).
«…Prenda la sua croce».
Ognuno per seguire Lui, il Perfetto, non ha che da accogliere nel suo cuore la propria croce, i propri dolori.
Tutti ne abbiamo. Ebbene: alziamoci la mattina col cuore cambiato. Lo sappiamo: il dolore si vuole allontanare, accantonare, dimenticare. Così è fatto l’uomo. Ma non così il cristiano. Egli, perché seguace di Cristo, sa che il dolore è prezioso, che va accettato come ha fatto Gesù con la sua croce, e lo abbraccia con tutto lo slancio del suo cuore.
Quale sarà il risultato? Quale il frutto?
Ne verranno tutte le virtù: la pazienza, la purezza, la mansuetudine, la povertà, la temperanza e così via.
E, con tutte le virtù, la perfezione, la vita vera.
Ci state?
Ogni uomo che vuole raggiungere un traguardo, deve sottomettersi a fatiche, a sacrifici, a sforzi.
Il nostro traguardo è Gesù.
Per seguirlo occorre il dolore amato.
Ciao gen, con tutto l’augurio perché sappiate essere degni di Lui.

(Da “Gen”, Ottobre - Novembre 1979: Editoriale)

 

Quella parola

Rocca di Papa, 20 novembre 1979 

Chiara ha sempre visto la seconda generazione del Movimento dei Focolari come la manifestazione viva del suo stesso ideale: “La vostra generazione è chiamata, dalle esigenze dei tempi, all’autenticità, all’ideale più genuino”, diceva ai gen.In questo editoriale della piccola rivista Gen del 1979, Chiara non si si tira indietro e, presentando loro l’amore per la croce di Gesù, li sfida alle conseguenze!

Carissimi gen,  

forse volete sapere una parola che sia quella; una parola che dica tutto, che riassuma la verità, che vi porga una ricetta per una vita vera.  

È ciò che sto meditando anch’io questi giorni.

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Bella, la Mamma

Nelle ricorrenze mariane di questi giorni, un invito a «Vivere Maria».

È così bella la Mamma nel perenne raccoglimento in cui il Vangelo ce la mostra: «Serbava tutte queste cose nel suo cuore» (Lc 2, 51).  
Quel silenzio pieno ha un fascino per l’anima che ama.  
Come potrei vivere io Maria nel suo mistico silenzio quando la nostra vocazione è a volte parlare per evangelizzare, sempre allo sbaraglio in tutti i luoghi ricchi e poveri, dalle cantine alle strade, alle scuole, ovunque?  
Anche Maria ha parlato. E ha dato Gesù. Nessuno mai al mondo fu apostolo più grande. Nessuno ebbe mai parola come lei che diede alla luce il Verbo incarnato.

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La risposta al terrorismo

Vienna, 3 novembre 2001

Intervista di Walter Achleitner del giornale Kirchenzeitung Kooperation

Chiara Lubich risponde al giornalista sugli eventi in Usa dell’11 settembre 2001, da cui emerge una risposta  dell’impegno sociale e politico del Movimento dei Focolari, oggi della massima attualità. 

1) Gentilissima Signora Lubich, che cosa significa oggi, dopo gli eventi dell'11 settembre negli USA, la frase "sperimentare la tenerezza e le fedeltà di Dio ed essere annunciatori credibili del Vangelo", frase che il Papa ha usato per parlare del suo lavoro?

Non so cosa volesse dire il Papa con queste parole in questo momento. So che la tenerezza e la fedeltà di Dio si sperimenta proprio se si è annunciatori credibili del Vangelo. E oggi, dopo l'11 settembre, la cosa più urgente sarebbe proprio quest'annuncio credibile che è tale non solo quando si proclama, ma quando si vive il Vangelo. Esso, in estrema sintesi, domanda l'amore reciproco fra tutti gli uomini per attuare la fraternità universale, progetto di Dio sul mondo, anche su quello di oggi. Gesù diceva, e lo ripete oggi: "Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri" (Gv 13,35).

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Fu così che ti trovai

Roma, 1957

In questo scritto del 1957,  Chiara Lubich ci fa dono di una “perla preziosa”.  Ci svela il perché di una vita, concentrata in una  sola parola dalle infinite sfumature: “amore”.

Quando si parla d’amore, Signore, forse gli uomini pensano ad una cosa sempre uguale.  
Ma quanto è vario l’amore!  
Ricordo che quando t’ho incontrato non mi preoccupavo d’amarti. Forse perché eri tu che mi hai incontrata e tu stesso pensavi a riempire il mio cuore. Ricordo che alle volte ero tutta fiamma, anche se il fardello della mia umanità mi dava noia e avevo l’impressione di trascinare un peso. Allora, già d’allora, per grazia tua, capivo un po’ chi ero io e chi tu, e vedevo quella fiamma come un dono tuo.  

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Chiara Lubich agli sportivi

Vienna -  10-12 Settembre 2004

In occasione della Summer Scool 2017 di Sportmeet che si terrà a Barcellona (Spagna) dal 13 al 16 luglio,  sul tema “Sport e inclusione sociale”, proponiamo il Messaggio di Chiara Lubich al Convegno di Sportmeet a Vienna del 10-12 settembre 2004. Sportmeet è sorto nel 2002 come espressione del dialogo del Movimento dei Focolari con il mondo dello sport.    

Carissimi sportivi, operatori e professionisti dello sport,
siete riuniti a Vienna per il secondo convegno internazionale di Sportmeet, intitolato "Educarsi ed educare attraverso lo sport”. Sportmeet è una realtà ancora molto giovane, ma chiaramente orientata a seguire quell’ideale dell'unità che l'ha ispirata.
Lo sport è una presenza forte nella società di oggi ed appassiona un numero sempre crescente di persone: non si può nascondere che essa porti con sé anche diverse contraddizioni, come le tentazioni della ricerca del successo ad ogni costo, o come l'esasperata spettacola­rizzazione, in cerca di denaro. Eppure esso può essere importante per l'educazione, soprattutto delle generazioni più giovani. Lo sport può rivelare la dimensione essenziale dell'uomo sia come essere finito, di fronte a difficoltà e sconfitte, sia come essere chiamato all'infinito, capace di superare i propri limiti.

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“Venite a me voi tutti che siete affaticati… il mio giogo è dolce e il mio carico leggero” (Mt 11,28-30)

Parola di vita di luglio 1987

Con queste parole Chiara Lubich ci dice che  è proprio Lui, il Signore, a offrirsi come ristoro e compagno di viaggio nel nostro cammino.  

Questa Parola di vita è una delle perle del Vangelo di san Matteo. Gli affaticati, a cui si rivolge Gesù, sono i piccoli, le persone senza istruzione, senza potere e senza influenza; sono i poveri, i malati, gli oppressi dall'ingiustizia umana, gli avviliti dall'esperienza del peccato; sono tutti coloro che si sentono schiacciati dal peso della sofferenza. Egli è venuto a cercarli per dar loro sollievo.
Gesù però qui non si limita a presentarsi come il liberatore, ma indica anche la condizione che ci consente di sentirci liberi: accettare il suo giogo, il giogo della “sua “ legge, cioè mettersi alla sua scuola.

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“Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi “ (GV.20,21)

Parola di vita di maggio 2005

Leggiamo qui un commento di Chiara Lubich alle  forti, impegnative, queste parole di Gesù che ritorna al Padre, e che ci chiede di essere “come” Lui portatori del suo messaggio nel mondo.     

È la sera di Pasqua. Gesù risorto è già apparso a Maria di Magdala; Pietro e Giovanni hanno visto la tomba vuota. Eppure i discepoli continuano a rimanere chiusi in casa, pieni di paura, fino a quando il Risorto viene in mezzo a loro, a porte chiuse, perché nessuna barriera può più separarlo dai suoi amici. 
Gesù se n’era andato ma, come aveva promesso, ora ritorna per restare per sempre: "Si fermò in mezzo a loro"; non un'apparizione momentanea, ma una presenza permanente! D’ora in poi i discepoli non saranno più soli ed il timore cede il posto ad una gioia profonda: "Gioirono al vedere il Signore". 
Il Risorto spalanca i loro cuori e le porte di casa sul mondo intero, dicendo:  

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Ricordando Fatima

Roma, 1958

Era il settembre 1955 quando un’occasione veramente eccezionale ci procurò la fortuna di incontrare Suor Lucia di Fatima, la bimba, ormai grande, che vide la Madonna.
Partimmo in aereo sorvolando l’Italia, la Francia, la Spagna, di cui ammirammo nella notte, come un gioiello appuntato in un abito nero, la vezzosa Madrid, dai variopinti colori.
Finalmente a notte inoltrata si atterrò a Lisbona.

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